Neon Genesis Evangelion
Shinji Ikari, quattordicenne convocato dal padre che non vede da anni, viene arruolato per pilotare un Eva contro gli Angeli — mecha solo in apparenza, in realtà corpi organici semi-divini. Sotto la superficie da robottoni, una delle esplorazioni più spietate di identità, trauma e confine tra sé e altro mai fatte in un anime. Hideaki Anno, 1995-96.
Corpo
Il viaggio filosofico di Shinji
- Shinji parte da due ferite fondanti: solitudine e depressione, entrambe radicate nell’assenza di figure genitoriali — la madre Yui morta e fusa nell’EVA 01, il padre Gendo che lo abbandona presso un insegnante per sette anni.
- La sua identità non è autodefinita: il suo senso di valore dipende interamente dal riconoscimento altrui (le rare parole gentili del padre, la cura di Misato, la compassione di Kaworu, l’intimità di Asuka). L’unica cosa di cui è certo è che il suo valore agli occhi degli altri coincide con il ruolo di pilota — per questo, ogni volta che pensa di abbandonarlo, sta in realtà considerando di abbandonare se stesso.
- Punto di rottura: l’omicidio di Kaworu. Per restare “degno” di amore e riconoscimento (di Misato, del padre, di Asuka) sceglie la propria identità sociale contro l’affetto incondizionato dell’unico personaggio che lo ama senza chiedere nulla in cambio. Da lì Shinji smette di combattere per vivere: non elabora il lutto, si richiude, torna a “esistere” senza “vivere”.
- La scena della masturbazione in ospedale (spesso liquidata come mero fanservice/controversia) va letta invece come climax narrativo: nel pieno del nichilismo, quando Shinji desidera non esistere né sentire più nulla, l’unica cosa che rimane sono i bisogni fisici del corpo — un residuo di vita che la mente ha smesso di rivendicare. Cedere alla pulsione lo fa sentire ancora più impotente e privo di controllo su di sé, portandolo al punto più basso.
- Instrumentality (il “Third Impact”) non è un espediente metafisico ma una messa in scena della domanda psicologica centrale della serie: che valore ha l’individualità rispetto alla fusione in un tutto collettivo indistinto? Anno mette in scena il paradosso libertà/responsabilità e individualità/collettività: senza vincoli l’uomo è disorientato, senza spazio individuale è soffocato — serve un equilibrio, non un estremo.
- Lettura socioculturale: la tensione individuo/collettivo rispecchia il contrasto Giappone (società collettivista, efficiente ma capace di ostracizzare chi non rientra nella norma) vs Stati Uniti (individualismo che lascia liberi ma spesso smarriti su chi si sia). In entrambi i casi la solitudine nasce dal non riuscire a definire — o starci dentro — la propria “scatola” sociale.
- Risoluzione in End of Evangelion: Shinji viene richiamato all’esistenza dall’inconscio collettivo con un messaggio semplice — il valore non si guadagna né si trova, si riceve alla nascita e resta fino alla morte; sei qui, quindi conti. È un finale speranzoso ma scarno, quasi didascalico, criticato dai fan per il tono “fiabesco” rispetto al tono della serie.
Anno, la depressione e l’evoluzione tra EoE e Rebuild
- La serie è lettura diretta della depressione di Hideaki Anno: il deterioramento mentale di Shinji segue quello dell’autore episodio per episodio — creatore e creatura legati dallo stesso stato interiore.
- In Rebuild, Anno riscrive la stessa ferita esistenziale ma cambia la risoluzione: Shinji non trova la forza in un dialogo con la mente collettiva (Instrumentality) ma in una lotta interiore con se stesso, senza guida esterna — probabilmente perché Anno stesso, nel frattempo, ha trovato quella forza dentro di sé.
- Il conflitto centrale si sposta dal padre come figura assente al padre come persona da affrontare direttamente: Shinji chiede a Gendo “mi ami o no?” invece di scappare dalla domanda. Questo costringe anche Gendo a confrontarsi con le proprie emozioni represse, rivelando un backstory speculare a quello del figlio (isolazionismo, incapacità di elaborare il lutto per Yui, rifiuto di ciò che gli ricorda la perdita).
- La struttura di Rebuild reinterpreta la storia di Shinji come una serie di “vite”/varianti (manga, NGE, EoE, Rebuild) tutte canoniche, cicli che convergono verso una risoluzione più consapevole — riflesso della crescita personale di Anno tra la metà degli anni ‘90 e gli anni 2000-2020.
- Il messaggio di fondo della serie, secondo l’autore stesso: le cornici metafisiche (Instrumentality, Lilith, gli Angeli, i concetti religiosi presi in prestito) sono sfondo, non il punto. Il punto è il sé, il senso, il permesso di esistere così come si è, imperfetti e feriti.